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Pubblicato 12 luglio 2021

Riciclaggio ed evasione fiscale: come le false fatturazioni vengono usate

di Mario Turla

Quando si parla di riciclaggio per qualche stano motivo si tende a pensare ad un tipo di riciclaggio ben definito, soldi di organizzazioni criminali frutto principalmente di reati ben specifici, come lo spaccio della droga o l’usura o l’estorsione. Reati particolarmente odiosi e di forte impatto sociale, ma i più non associano il riciclaggio all’evasione fiscale, forse per un retaggio di accettazione del reato come un comportamento in parte normale, tanto che per un periodo si è parlato anche di evasione fiscale di necessità.

Ma leggendo la norma su riciclaggio, ci si accorge che fin dai primi anni novanta, fu modificata per i reati presupposti al riciclaggio. Per essere più chiaro, i reati per cui si genera il denaro illegale che nella fase successiva necessita di essere riciclato. Introducendo come definizione dei reati per la generazione del denaro illegale, la frase “tutti i reati non colposi”, così il legislatore introdusse come reati presupposti anche due molto particolari, l’evasione fiscale e la corruzione.

Quindi se una persona ha una provvista di denaro dovuta all’evasione fiscale, questo è denaro generato illegalmente e se viene impiegato in attività legali si incorre nel reato di riciclaggio. Condanne per riciclaggio con reato presupposto di evasione fiscale non ci furono fino all’introduzione del reato di autoriciclaggio. Questo per un motivo ben preciso, per essere condannati per riciclaggio bisognava non aver partecipato al reato presupposto.  Quindi era difficile che chi evadeva il fisco non fosse coinvolto nell’evasione fiscale, ma tutto cambia con l’introduzione del reato di autoriciclaggio.

Che prevede la possibilità di poter condannare una persona sia per evasione fiscale sia per riciclaggio. Naturalmente il nostro legislatore introdusse una clausola molto particolare, che sembra fatta apposta per attenuare la portata della norma.  Introducendo il concetto di godimento personale, il che significa che se il denaro frutto d’illegalità lo impiego per un godimento personale, per esempio mi compro   una villa al mare e ci vado in vacanza non è reato di riciclaggio, ma se l’affitto diventa riciclaggio. Ma dalla approvazione della normativa sull’autoriciclaggio i rinvii a giudizio e le condanne hanno iniziato ad esserci, ed anche la normativa di prevenzione che comporta  la collaborazione attiva con le segnalazioni delle segnalazioni delle operazioni sospette ha iniziato a dare i sui frutti, contraddicendo una parte del mondo accademico ed anche qualche magistrato che affermavano che tutta la normativa di prevenzione al riciclaggio era inutile perché non c’erano le condanne.

Una delle attività illegali che vengono contestate sempre più spesso anche alla criminalità organizzata, è l’utilizzo delle fatture false. Ma cosa rappresentano le fatture false, se non la creazione di liquidità dal nulla. Per far capire questo concetto proviamo a pensare ad una fattura falsa di 100.000 euro, emessa da una società cartiera che ha come unico scopo quello di emetterle. La società che riceverà la fattura abbatterà l’utile di 100.000, ma non solo, perché su questa cifra si applicherà l’iva del 22%, quindi 22.000 euro che andranno a compensare qualsiasi tributo, dal versamento Inps all’Ires ecc. Un caso reale è stato evidenziato poco tempo fa ad una grande multinazionale della logistica in cui i giudici contestano all’azienda un giro di fatture false per abbattere il costo della mano d’opera, delle cooperative di facchinaggio, compensando iva e contributi Inps e massimizzando il profitto. Ma non solo, nel processo svoltosi a Reggio Emilia contro la ndrangheta denominato Aemilia, un pentito sentito dal giudice, affermava che loro non avevano inventato nulla, ma avevano risposto ad una domanda da aperte degli imprenditori locali. Ma la domanda era di fatture false per abbattere gli utili e compensare i tributi, e quindi l’organizzazione criminale aveva creato società apposite intestate a prestanomi per poter erogare il servizio di fatturazione falsa.

Un altro caso è avvenuto proprio in un comune, che a fronte di una richiesta di rimborso per un tributo pagato erroneamente. Una società uninominale richiedeva un rimborso IMU di 20.000 euro. Il comune una volta verificato che il tributo risultava pagato all’agenzia delle entrate stava per pagare il rimborso con soldi veri. Peccato che il tributo era stato pagato, ma totalmente compensato da fatture false, ed è qui che la magia, trasforma pezzi di carta in un rimborso di denaro reale ai danni della collettività.

Per fortuna in questo caso il comune si accorse della totale compensazione e si fece delle domande, ritardando il pagamento ed effettuando una comunicazione di dati ed informazioni relativi ad una operazione sospetta all’UIF. Attuando anche la richiesta di sospensiva dell’operazione da parte dell’UIF, innescando tutta una serie di fatti che portarono ad avere la giustificazione giuridica/amministrativa per bloccare l’operazione di rimborso.

Questo mercato delle fatture false ha generato e genera un danno importante per la società, tanto che l’evasione IVA stimata in Italia con il metodo della tax gap, ossia la differenza dell’iva attesa e quella effettivamente incassata, si attesta ormai da anni intorno ai 30 MLD, posizionandoci tra i peggiori d’Europa in valore assoluto.

Questo è una grande opportunità illegale, e lo hanno capito in molti, comprese le organizzazioni criminali, creando un danno all’economia ed alla intera società. I rimendi ci sono ed anche gli strumento, l’introduzione della fatturazione elettronica permette il tracciamento informatico delle informazioni e bisognerebbe renderlo obbligatorio anche alle partite iva, cosa richiesta in una audizione alle camere dalla corte dei conti nell’aprile di quest’anno, ma anche a tutti gli altri soggetti esonerati. Ma oltre a questo c’è un altro ostacolo, che è l’utilizzo dei dati delle fatture elettroniche per combattere l’evasione da parte dell’agenzia delle entrate. Il suo direttore Enrico Maria Ruffini, in una intervista nel giugno di quest’anno, afferma che ormai i dati ed i mezzi per contrastare efficacemente l’evasione IVA, ci sono, ma non si possono utilizzare per una questione di privacy. Qui dovremmo porci tutti una domanda, soprattutto in questo periodo di pandemia che stiamo vivendo, se il diritto del singolo valga di più del diritto della collettività ad avere le giuste risorse per la sanità e la scuola che l’evasione fiscale sottrae a tutti noi.

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